Musica/speciali: Punk made in China


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  C’era una volta il punk cinese...di Stefano Piazza

I cinesi ammirano l’alta tecnologia e le capacità tecniche di cantanti e musicisti. Il contenuto, quindi, non è importante, lo è solo la musica. Ma non è sempre stato così: per i molti che non lo sapessero, il primo genere musicale occidentale a essere suonato dal vivo in Cina è stato il punk.

La “rivoluzione musicale” ebbe inizio nel 1988, con l’uscita dell'album La Nuova Lunga Marcia del Rock, del rocker Cui Jian, a tutt'oggi il più amato, conosciuto e rispettato in Cina, che segnò la nascita di un movimento musicale del tutto nuovo per questo Paese. Da quel momento in poi Pechino divenne il laboratorio in cui un'avanguardia di giovani artisti iniziò a produrre musica rock, avventurandosi in un territorio di cui conoscevano ben poco. All'epoca, l'unica porta sulle produzione rock internazionale erano le cassette che i giovani occidentali, arrivati in Cina a vivere e a studiare negli anni Ottanta, dopo più di trent’anni di chiusura del Paese, copiavano per i loro amici cinesi, stimolati dallo sconfinato desiderio di conoscere e capire lo yaogun, il rock. Inoltre, fatta eccezione per gli asettici locali notturni degli hotel, nella capitale non esistevano luoghi in cui fosse possibile suonare musica rock dal vivo. A distanza di anni, però, in Cina, molto è cambiato. Pechino continua a essere la principale fucina di nuove band e dei pochi talenti cinesi, ma segnali di un grande fermento nel mondo del rock arrivano anche da Canton, Wuhan e dalla sofisticata Shanghai. Tuttavia, l'aspetto più rilevante del cambiamento consiste nella diffusione e nell’apertura ai più disparati stili musicali. Dal rock al punk, dal jazz all'elettronica, dal rap al metal, tutti i generi sono ormai rappresentati da decine e decine di gruppi. La comparsa verso la metà degli anni '90 di un numero sempre maggiore di locali dedicati alla musica dal vivo, l'accesso generalizzato (grazie soprattutto alla pirateria e a Internet) ai cd stranieri, e la nascita di etichette discografiche più o meno indipendenti hanno contribuito a gettare le basi per la creazione di un circuito musicale urbano variegato e dinamico. In pratica, una scena musicale alternativa all'incontrastato impero sdolcinato del mando-pop. E, come era già successo in Inghilterra due decenni prima, anche nel più grande Paese asiatico, è proprio il punk a dare uno scossone artistico e generazionale.
Tra il ’98 e il ’99, le prime punk rock band iniziarono a esibirsi in un locale vicino alla cittadella universitaria di Pechino, lo Scream Club, luogo di ritrovo ormai entrato nella mitologia del punk locale. Le principali band promotrici di questa rivolta sono i Catcher in the Rye e gli Underground Baby. I primi (che prendono il nome dal titolo originale de Il giovane Holden di Salinger) si accostano ancora a sonorità pop. Si fanno conoscere nel 1996 in occasione del concerto Punk is not dead, organizzato a Pechino per celebrare il Giorno della Gioventù Cinese e per la promozione di questo genere musicale. Gli Underground Baby, invece, guidati dai fratelli Gao Wei e Gao Yang, prendono le mosse direttamente dal modello inglese, producendosi in accordi imperfetti e in brani esplicitamente provocatori nei confronti della società e ricoprono un ruolo chiave nello sviluppo della scena punk pechinese. Lo stesso Gao Yang, tutt’oggi considerato il migliore batterista in circolazione, suona nei 69, nei Brain Failure e negli Anarchy Boys (scioltisi di recente), gruppi della seconda generazione.
Gao Yang e la sua ragazza Tina, una studentessa italiana appassionata di musica, riuniscono i Reflector, gli Anarchy Boys e i Brain Failure e crea una piccola etichetta indipendente, Wuliao Contingent, l’Esercito Annoiato. L’anno prima, era nata la prima fanzine punk cinese, Building Up. Tina traduceva i brani occidentali e scriveva sul significato di anarchia. E’ il trionfo del punk rock a Pechino, l’unica città in cinese in cui il genere abbia attecchito davvero.
Ma col passare degli anni (pochissimi, in realtà), e con l’avanzare dei grattacieli, lo Scream Club viene demolito. Sulle sue ceneri nasce la casa discografica Scream Records, che pubblica un album con i maggiori successi punk dell’epoca e finanzia la tournèe americana dei Reflector. Purtroppo, però, cominciano anche i problemi: l’Esercito Annoiato si scioglie, arrivano le prime defezioni, i cambi all’interno del gruppo, gelosie e rivalità che sembrano tipiche del mondo musicale in qualunque continente.
Oggi, a voler ritrovare l’atmosfera di eccitazione e ribellione di quei primi concerti, a voler cercare nei testi delle canzoni il coraggio della denuncia dell’attuale sistema politico, si rimane parecchio delusi. “Se le tue canzoni sono a sfondo politico, ma non te le lasciano suonare, allora non ha senso cantare”, spiega Xiao Rong, leader dei Brain Failure. Ecco i limiti di una musica accettata dal regime dittatoriale di Pechino solo nella misura in cui non minaccia lo status quo. “Non puoi fare musica punk senza considerare cosa sia il socialismo cinese”, dice. In soldoni: se l’iniziativa economica è oggi promossa e corteggiata dal governo, quella politica continua a essere repressa con la durezza di sempre. In Cina, puoi fare il randagio, insomma, essere irresponsabile e perfino commettere piccoli reati, ma guai ai passi falsi in politica. Secondo Jiao Yipeng, proprietario di un negozio di abbigliamento e accessori a tema che ha chiuso durante l’epidemia della Sars, “la libertà di parola esiste anche qui, ma solo nella vita privata, non in pubblico”.
La fulminante crescita economica, dei livelli salariali e della qualità della vita hanno pervaso la società cinese di un indefesso ottimismo che, unitamente al ricordo indelebile della pacifica dimostrazione del 1989, soffocata nel sangue dai leader cinesi, ha anestetizzato ogni sentimento di reale ribellione. “In Cina sono tutti eccitati dai miglioramenti della situazione economica”, racconta ancora Xiao. “Andare contro il governo non funziona, in questa società. Noi, con le nostre canzoni, parliamo della vita di tutti i giorni, di gente a cui non piace lavorare negli Starbuck’s o da McDonald’s, che è poi la stessa gente che viene ai nostri concerti. Ma non abbiamo tempo per assumerci la responsabilità del futuro del Paese”. Così, le vecchi band si riciclano, sempre meno punk, sempre meno rabbiose E un po’ più pop. E’ quella che chiamano nuova scuola: ritmi meno duri, molta più melodia e temi soft. Come è avvenuto nel resto del mondo, anche in Cina oggi le contaminazioni della musica elettronica hanno allontanato il punk dalle sue forme originarie. Gli unici che mantengono legami con la musica dell’Esercito Annoiato sono gli Ouch, gruppo dalla forte presenza scenica.
Senza contare il problema economico. A pechino, la vita costa relativamente poco, ma il punk rende anche meno: le star guadagnano tra i 300 e i 700 euro al mese, si esibiscono due o tre volte ogni cinque settimane. Punk celebri come Xiao Rong e Li Peng ancora oggi dipendono per i loro comfort dalle mogli europee, rispettivamente gallerista e insegnante di francese a Pechino. Niente stanze di hotel sfasciate, insomma, niente eccessi da idoli delle masse.
Un po’ triste, da accettare, forse, ma sembra il trionfo di una vita borghese. Via da Mao, insomma, ma nella direzione sbagliata.

© Stefano Piazza 2006 - per gentile concessione dell'autore

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