Musica articoli: I don't wanna grow up/1

...Si mise una mano sul cuore ed esclamò: "oh, perchè non puoi restare sempre così!" ...da quel momento Wendy seppe che doveva crescere. E' una cosa che i bambini imparano a due anni. Due anni sono l'inizio della fine. (J.M. Barrie, Peter Pan)

Approfondimenti

In The Rock and Horror Encyclopedia:
Teenage Death Songs

Musica:
The Rolling Stones official site
Chuck Berry official site
Jerry Lee Lewis
The Clash: London's Burning
The Clash: Westway to the world
Sex Pistols
The Doors official site
The Beatles official site
Little Richard
Yardbirds
Eric Burdon official home page
Lo speed rock dei Peter Pan, una band olandese


Cinema:
il sito di Peter Pan della Disney

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Pubblichiamo un intervento di Emilio Varrà apparso per la prima volta sul numero 3 (gennaio 2002) della rivista Hamelin - note sull'immaginario collettivo. Hamelin è anche, e soprattutto, una associazione culturale con sede a Bologna, che si occupa di letteratura per ragazzi, attivissima nell'organizzazione di mostre, seminari e iniziative. Per saperne di più potete visitare il sito ufficiale

I DON'T WANNA GROW UP - CRESCITA A TEMPO DI ROCK'N'ROLL
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di Emilio Varrà

"Questo è un accordo. Questo è un altro. Questo è un terzo. Ora formate un gruppo". E' una delle frasi più celebri del rock. Comparve nel 1977, in piena esplosione punk, su Sniffin' Glue, fanzine tra le più diffuse nel periodo. Era la dichiarazione di un ritorno alle origini, verso il recupero di una musica che fosse di nuovo libera dagli impacci delle grandi produzioni, dalle gerarchie dello star-system, dai carrozzoni promozionali. Era l'affermazione di un'assoluta democraticità, di un rapporto diretto tra artista e pubblico, interscambiabili e riconoscibili solo per la presenza o meno di una chitarra. Non era quello il primo azzeramento, il richiamo ad un approccio originario, non contaminato dalle strategie di mercato. Già era successo negli anni Sessanta con la british invasion di Beatles, Rolling Stones, Animals, Yardbirds, o con il fenomeno del garage, già significativo dal nome, che portò la forza del primo rock'n'roll d un volume e ad un'energia inaudita fino ad allora. E succederà anche dopo il punk, con la rivoluzione delle musiche elettroniche (house, techno, jungle), dove computer e campionatori hanno sostituito bassi e chitarre, o con il fenomeno del grunge, caratterizzato nei casi più significativi da una consapevolezza quasi etica del far musica.

Uno dei fattori di maggior fascino del rock è proprio questa capacità di risollevarsi dalle proprie ceneri, fenice irriverente nei confronti di chi è subito pronto a celebrare funerali. E sempre, in questi momenti cruciali, fanno capolino quei "tre accordi". Un codice genetico, una sorta di DNA, che è ritmico-timbrico prima ancora che melodico, che vive dell'impatto emotivo prima ancora che dell'aspetto formale. Un codice che è un vero mistero: elementare nella struttura, limitato nell'ampiezza, neppure veramente originale.
Lo suonavano già, infatti, prima dell'esplosione del rock'n'roll, i musicisti neri. Si chiamava allora rhythmn'n blues e lo si poteva ascoltare nei locali per neri o nei dischi prodotti apposta per quel pubblico, i race records. A cavallo degli anni Cinquanta tale separazione non tenne più: musicisti bianchi cominciarono a suonare musica nera e, quel che è peggio, musicisti neri cominciavano ad essere ascoltati da ragazzi bianchi, sempre più numerosi. Si preoccuparono i benpensanti, i genitori e le grandi case discografiche sorprese dal fenomeno e non più sicure, almeno per i primi tempi, di riuscire a controllare il mercato. Se il rhythm'n'blues era la manifestazione di una cultura circoscritta, la musica di una minoranza, il rock'n'roll divenne questione di tutti: i neri si poteva anche far finta di

il senso di un'urgenza incontrollabile, della consapevolezza di dovere fare tutto e subito, come se ogni nota fosse l'ultima possibile, ogni pezzo l'ultimo prima del silenzio.
non vederli, i ragazzi li si aveva in casa. A nulla valsero i tentativi di edulcorare le proposte musicali, attraverso versioni più rispettabili nei suoni e nei testi, o di farle passare come una moda passeggera e sostituibile, magari con il twist o qualche altro ballo. Non si riuscì o non si volle capire che c'era un segreto più profondo in quelle canzoni, in quelle sonorità e nel modo con cui venivano vissute.
Quei " tre accordi" smisero di essere tre accordi e divennero un paesaggio dell'anima, un orizzonte del desiderio, un modello comportamentale. Era nata una nuova razza, quella dei giovani. Se in letteratura fu James Matthew Barrie a problematizzare con la forza del paradigma il tema della crescita e a metterne in discussione la necessità e la convenienza, in musica fu il rock'n'roll, cinquant'anni dopo, ad assumersi tale compito. Ad ascoltarli oggi, i brani migliori sono ancora assolutamente incisivi e si può ben comprendere lo scandalo provocato, anche considerandone puramente l'aspetto formale: un canto sguaiato, con una voce spesso aspra e comunque ben lontano dai canoni melodici del tempo, un impasto sonoro sporco e ruvido in cui la voce si mescola agi strumenti anche a discapito della comprensiblità dei testi, una ritmica veloce e ossessiva, quasi da invasati, un senso pervasivo di eccitazione che domina ogni nota e s'impossessa del corpo, inneggiato sull'altare del ballo e dell'amore fisico. Migliaia di ragazzi risposero al richiamo della chitarra di Chuck Berry, delle urla di Little Richard, del piano martellante di Jerry Lee Lewis, dei sospiri di Elvis. In tutti loro era riconoscibile il medesimo DNA, quello stesso che hanno poi recuperato Clash e Sex Pistols, fino ai gruppi di oggi.Tale identificazione non era provocata dalla giovinezza dei musicisti, ma dall'approccio esistenziale che essi comunicavano suonando. Era il senso di un'urgenza incontrollabile, della consapevolezza di dovere fare tutto e subito, come se ogni nota fosse l'ultima possibile, ogni pezzo l'ultimo prima del silenzio. I tre minuti dei brani non soddisfavano solo le leggi dei passaggi radiofonici o dei juke box. Era quello un tempo dell'anima, l'unico possibile per chi si era scoperto giovane per la prima volta, dopo una guerra mondiale, e non voleva farsi scappare l'occasione.
(continua >>)

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