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Stefano Marzorati 2010

 

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2 giugno 2010

Friend Will Be Friends

"Stavo solo cercando di ingannare la morte. Stavo solo cercando di vincere per un poco l' oscurita che, per tutta la mia vita, sapevo sarebbe sicuramente calata su di me, un giorno o l' altro, per annullarmi. Stavo soltanto cercando di rimanere vivo un po' piu a lungo, dopo che me ne fossi andato. Rimanere nella luce, essere ancora un poco oltre il mio tempo con i vivi."
CORNELL WOOLRICH


La presenza della Nera Signora nel rock é ormai un dato acquisito e innegabile. Rock'n'roll noir intende ripercorrere degli itinerari gia in parte battuti, in altre circostanze, da certa stampa prevalentemente anglosassone, soprattutto all'intemo di articoli e singoli saggi. Soltanto in qualche caso, infatti, l' argomento ha trovato occasioni di più ampia trattazione in opere di largo respiro.
La morte viene a chiudere, ineluttabilmente, ampi e importanti capitoli della storia della musica degli ultimi quarant'anni. In altri ambiti, normalmente, é apparsa come un evento doloroso sì, ma allo stesso tempo del tutto naturale. Ma nel rock, quando ha fatto la sua comparsa, ha alimentato miriadi di illazioni, speculazioni tra l' incredulo e l'incredibile, lo scandalistico e il sociologico, ha stimolato la nascita di amori necrofili e di un certo gusto per la celebrazione, ancor piu che nel cinema o nella letteratura.
Da un altro punto di vista il rock é stato tra i terreni più fertili di applicazione di un processo di dissacrazione del mito. Il grande tabù é così stato ampiamente violato, sia tramite la sua rappresentazione (più o meno allegorica o realistica), sia nel vissuto, il privato, di molti personaggi del grande circo del rock. Qualche volta la «morte per rock» ha provocato ancora più scandalo perche é apparsa come l'inevitabile punto di arrivo di certe esperienze estreme, vite consumate tra l'incertezza del sacrificio, l'ansia del martirio e una beatificazione piu volte immaginata, amata e odiata, rifiutata e accettata allo stesso tempo. E' probabile che in quel procedere del loro cammino verso un'ineluttabile conclusione, involontaria o premeditata, la fede dei rocker abbia piu volte vacillato, gli interrogativi e i dubbi siano sorti numerosi e abbiano, anche solo per qualche istante, fatto vacillare l' apparente immutabilità di una decisione.

Questa Morte per alcuni ha vestito panni diversi, per altri ancora ha deciso di tramutarsi in categoria, in una ripetizione di gesti uguali con protagonisti diversi e, alla fine, può essere apparsa banale quanto il sapore stesso del successo e della gloria. Tutti ha comunque travolto, in un modo o nell'altro e, per ognuno, ci ha fatto versare una lacrima. I nomi, ordinati, incisi sulle lapidi di un immaginario cimitero della memoria, sono tutti lì. E in questo cimitero, oppure ossario, decidete voi, ci si può avventurare con la tranquillità di chi sa che é doveroso rendere un ulteriore omaggio, l'ennesimo. Tanto é certo che non saranno loro, i morti, a perseguitarci, quanto le loro canzoni, le innumerevoli rappresentazioni iconografiche che compongono la geografia del lutto, e il suo commercio.

Tra cartelle cliniche, resoconti di autopsie e rapporti di polizia, quel che resta é il tentativo di ricostruire qualche brandello del loro viaggio verso l'annichilimento. Per molti é stato un viaggio su un'autostrada per l' inferno, attraverso le tante stazioni di una via crucis, magari irriverente e blasfema agli occhi di alcuni, che porta dritta al Calvario, tra inni di lode, sputi dei mass media e inumazioni premature. Alcuni sono andati incontro al destino ben consapevoli dell'impossibilità di qualsiasi remissione dei propri peccati. Altri hanno deviato all'ultimo, rinunciando ai propri proponimenti. Ma anche per quelli che giunsero alle soglie delle porte del paradiso, fu ancora possibile, da lì, scorgere i bagliori delle fiamme dell'inferno. Giunta al termine di un 'esistenza spesso improntata all'eccesso e allo scandalo, a molti la Morte é apparsa come una tappa estrema e inevitabile, agli occhi di altri é sembrata la giusta punizione per una vita scellerata. In molti casi, in realtà, essa é stata semplicemente un incidente di percorso, un evento che, nella sua tragica banalità, ha scosso un'esistenza a tal punto da annullarla. Le coincidenze, é ovvio, trovano posto a mucchi ed é giusto che sia così, in una musica che ha alimentato queste coincidenze, accrescendon il numero delle probabilità. Il gioco a contatto con il pericolo, un corteggiamento convinto, oppure scherzoso, l'estasi dell'estrema sfida. Un gioco alla fine del quale diventare santo o diavolo. Un gioco condotto talvolta con freddo e lucido raziocinio, nel quale dominano il desiderio di morte, di possesso dell 'estremo evento, e un insopprimibile desiderio di autosantificazione. Come ha scritto Gianfranco Manfredi: «Nel filone storico del rock ribelle, se diavolo c'é, trattasi di Lucifero, l'angelo favorito da Dio, il più bello, cacciato per disobbedienza agli ordini, per mancanza di sottomissione».

Gli ambienti: scale domestiche, stanze d'albergo a cinque stelle e luridi motel, l'automobile, la motocicletta, la strada, un modemo jet di linea o un vecchio bimotore. Incapaci di sottostare al massacro compiuto dalla ragione e da certa logica da rotocalco, sottostiamo anche noi affascinati a questo rito di contemplazione della Morte, vi vediamo la perdita delle nostre speranze, la conferma di ciò che é ineluttabile o forse, alla fine, l'espressione più dolorosa di un 'insopprimibile spinta vitale. «Muor giovane chi brucia la vita.» Sono i cattivi esempi che ci vengono additati in continuazione, quelli che dovrebbero turbare gli animi dei giovani, le loro sane e naturali aspirazioni alla vita. Ma, contrariamente ad altre categorie di eventi, le stragi di guerra, quelle per bombe, le morti agli angoli delle strade, questi accadimenti si sono ammantati, inevitabilmente, di qualcosa che e simile alla poesia. Anche nella morte più squallida, più banalmente eseguita, ci sembra di ritrovare i brandelli di un ' esistenza che può illuminare, in qualche modo, le zone oscure della nostra coscienza, mettere a nudo il malessere. Forse si é alla ricerca disperata dei loro insegnamenti, oppure soltanto della conferma che si può sopravvivere nel ricordo, sia esso incarnato in una canzone, una t-shirt o un poster. In qualche modo ci trasmettono, certi destini, un soffio di immortalità. Ci illudono di aver potuto dare, finalmente, un nome alla bellezza, che nasce proprio da questo insanabile, stridente contrasto con il reale, con ciò che e e quello che, invece, avrebbe potuto essere...