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SPECIALE NORMAN SPINRAD a cura di Adriano Barone



In occasione dell'arrivo in Italia di Norman Spinrad, presentiamo un breve profilo dell'autore, in attesa di ospitare un'intervista con uno dei nomi più importanti della letteratura SF degli ultimi quarant'anni. Spinrad é, tra l'altro, un personaggio che ha avuto frequenti contatti anche con la musica ed é dotato di una genuina vena da rocker...Figura eclettica, ha lavorato anche per il cinema. Sua (firmata insieme a Rospo Pallenberg) é la sceneggiatura del film Druids, in uscita in questi giorni anche nelle sale cinematografiche italiane...

Negli anni '60 la fantascienza si stava sclerotizzando in formule ripetitive e avvertite ormai come vecchie, fatto tanto più grave se si pensa che la science fiction è una letteratura che ha al centro dei suoi interessi il senso del futuro.
In parallelo agli sconvolgimenti artistici (per non parlare dei cambiamenti in campo politico e sociale) del decennio, tra cui la nascita del postmoderno, il "boom" ispanoamericano, la pop-art di Andy Warhol, i moderni supereroi di Stan Lee e Jack Kirby, il fumetto underground negli USA e il fumetto nero in Italia, anche la fantascienza viene investita dal cambiamento; è possibile addirittura indicare una data precisa: nel 1964 Michael Moorcock diventa editor di New Worlds, rivista inglese dedicata alla fantascienza e diventa una delle figure chiave per la promozione di un movimento destinato a cambiare il volto della fantascienza: la New Wave.
Nuovi scrittori si affacciavano sulla scena e quello che chiedevano era un profondo rinnovamento della fantascienza, a livello contenutistico e stilistico. James G. Ballard aveva espresso la teoria dello "inner space", secondo la quale non era più lo spazio cosmico quello che doveva essere esplorato dagli scrittori di fantascienza, ma appunto uno spazio psicologico, fatto, questo che curiosamente, riportò in auge alcune delle tecniche stilistiche del modernismo (come il flusso di coscienza) che permettevano di tentare di esprimere il mondo interiore dei personaggi. Se è vero che questo può sembrare un passo indietro rispetto alla letteratura in lingua inglese di quel periodo, non dobbiamo dimenticare che la fantascienza era stata relegata (e volontariamente era rimasta) in un ghetto, e che quindi la New Wave fu il primo tentativo coerente (anche se di coerenza, almeno programmatica, i suoi membri ne avevano ben poca) di svecchiare un genere che a livello espressivo si rifaceva ancora ai canoni del realismo del diciannovesimo secolo.
Moorcok pubblicò i lavori di Ballard, designandolo subito come il più importante esponente del movimento (oltre a Ballard vanno citati almeno i nomi di Brian Aldiss e John Brunner), promosse come modelli scrittori fino a quel momento ignorati dal mondo della fantascienza, come William Burroughs e diede spazio anche ad autori americani che negli USA erano stati ignorati dalle riviste del settore, come Thomas Disch e appunto Norman Spinrad, del quale pubblicò a puntate nel 1967-1968 il suo primo romanzo "maturo": Bug Jack Burron, scritto nel 1966 ma rimasto fino allora inedito.
Il romanzo, pubblicato in volume nel 1969, acquistò subito notorietà per il suo linguaggio e per le descrizioni di sesso esplicito, che provocò anche una denuncia da parte della House of Commons e la rinuncia alla distribuzione da parte di W. H. Smith, il più grande distributore inglese (non sarebbe stata l'ultima volta che la rivista avrebbe attirato le ire dei benpensanti; l'anno dopo, Michael Moorcock pubblicò Behold the Man, storia di un inglese ebreo che torna indietro nel tempo per incontrare Gesù Cristo, e dopo aver scoperto che questi è un ritardato mentale, lo sostituisce morendo sulla croce; dopo la comparsa di questo romanzo, seguirono una serie proposte di boicottaggio nei confronti della rivista).
Spinrad aveva iniziato la sua carriera con due space opera , The Solarians (1966, che tra l'altro ebbe l'onore di essere il primo titolo pubblicato dall'Editrice Nord nella collana Cosmo Argento) e Agent of Chaos (1967), e con il controverso The Men in the Jungle (1967).
Bug Jack Barron fu la prima opera matura dello scrittore, e presenta notevoli punti di interesse. Tra questi c'è l'intuizione dell'importanza sempre maggiore che la TV avrebbe assunto col passare del tempo: non a caso, Jack, è il presentatore di una trasmissione con cento milioni di spettatori ed è l'uomo più popolare (e forse il più potente) di tutti gli Stati Uniti. La trama è incentrata sullo scontro tra Jack e Benedict Howard, miliardario che ha scoperto il segreto dell'immortalità e che offre questo beneficio a Jack a patto che usi la sua trasmissione per difendere i suoi interessi (come si può intuire, il trattamento è molto costoso e riservato a pochi). In parallelo a questa trama, abbiamo anche le macchinazioni dei partiti politici, che vorrebbero entrambi avere come candidato presidenziale Jack. È interessante notare che Spinrad immagina un terzo partito (oltre a democratici e repubblicani), fondato da Jack stesso negli anni '60 e guidato da Lucas Greene. Questo aspetto della trama permette a Spinrad di trattare dei temi del razzismo e del potere politico. Infatti, con una notevole intuizione, l'autore immagina che tutta la popolazione afroamericana sia stata trasferita in uno stato-riserva, con una volontà di nascondere i problemi che possono derivare dalle tensioni razziali piuttosto che di affrontarli (e che anticipa in maniera impressionante l'operazione "zero tolerance" propugnata dal sindaco Giuliani a New York, che in concreto si è tradotta solo nello spostamento delle attività criminose dal centro della città alla periferia).
Oltre a questo il romanzo rappresenta un tentativo di immaginare il futuro politico di una generazione di contestatori, e l'autore, in maniera sconsolata, ipotizza che una volta arrivati a detenere il potere, gli ex-ribelli degli anni '60 ne sarebbero stati irrimediabilmente corrotti, e che l'idealismo che li aveva animati non avrebbe costituito nessuna differenza da chi li aveva preceduti.
Il 1972 è l'anno di The Iron Dream, e anche questa volta la tematica principale è la politica. Il romanzo è ambientato nel più classico dei mondi postatomici che erano diventati un clichè nella fantascienza dal secondo dopoguerra in poi, e la trama si incentra sul delirante resoconto delle gesta di Feric Jaggar, un Verouomo (cioè non contaminato dalle radiazioni) che, messosi a capo di un movimento per la purezza genetica, guida il popolo di Heldon contro i mutanti "impuri" dell'impero di Zind.
Si intuisce facilmente che Feric Jaggar non sia nient'altro che una versione fantascientifica di Adolf Hitler, e che la trama del romanzo non rappresenti nient'altro che una fantasia di potere nazista, in cui Heldon (la Germania, o, più in generale, il mondo anticomunista) sconfigge definitivamente il "pericolo rosso". Ma la particolarità più interessante del romanzo è che Spinrad lo presenta come se fosse stato scritto da Adolf Hitler in persona, un Hitler di una realtà alternativa, in cui il nazismo non è mai esistito e in cui Hitler si è trasferito negli USA, divenendo illustratore e poi scrittore per riviste di fantascienza.
Questo particolare dà lo spunto allo scrittore (che esprime il suo punto di vista in un fittizio commento al romanzo - anch'esso fittizio - firmandosi Homer Whipple) per una critica feroce e spietata al nazismo, del quale rileva tutte le componenti inconsce di feticismo e omosessualità repressa sublimata nella violenza. Il nazismo appare quindi come il sogno erotico di un ebefrenico affetto da sifilide e con fobie di tipo anale (in senso freudiano, si pensi ai mutanti presentati come cumuli di escrementi): dal feticismo delle uniformi in cuoio nero al braccio alzato nel saluto nazista rivelato nella sua natura di simbolo fallico. Il nazismo è sottoposto ad una analisi crudele e giustamente impietosa, presentandolo solo come possibilità da romanzo di fantascienza da due soldi, nella convinzione che "nella realtà" (la realtà alternativa in cui Hitler è emigrato negli USA) un fenomeno del genere non avrebbe mai potuto prendere piede.
L'operazione compiuta da Spinrad ricorda quella del Philip K. Dick di The Man in the High Castle (1962), che immagina, all'interno di un romanzo di storia alternativa, un "testo secondario", un ennesimo testo di storia alternativa, che nel gioco dei ribaltamenti dovrebbe presentare il nostro mondo, ma che invece presenta una terza realtà, un'altra possibilità storica, diversa e allo stesso tempo fastidiosamente simile alla nostra. Tra gli obiettivi di Spinrad c'è però anche l'intero mondo della fantascienza, e in particolare il fandom, che nella realtà fittizia del romanzo ha adottato come uniformi semiufficiali le divise da SS presentate nel romanzo di Hitler: è chiara la critica alla categoria a cui Spinrad stesso appartiene, della quale vengono denunciati gli atteggiamenti tecnofili, che spesso coincidevano con posizioni politiche estremamente conservatrici.
Impegno politico, critica agli atteggiamenti di tipo conservatore (sia in campo politico che estetico), un desiderio costante di rompere con gli schemi imposti dal genere e di spingere il genere stesso ai suoi limiti, per far sì che la letteratura del futuro che è la fantascienza sia anche e soprattutto letteratura del presente: la produzione di Spinrad non si esaurisce con questi due romanzi, ma è innegabile che la sua notorietà è basata su di essi. Negli ultimi anni si è dedicato a opere di diverso genere, non disdegnando di farsi influenzare anche dalle tendenze della fantascienza più recente, come il cyberpunk, del quale è stato riconosciuto dai membri del movimento uno dei padri spirituali.
Norman Spinrad sarà a Milano il 27 aprile 2001 alle ore 12,30 nella sede di via Mercalli dell'Università Statale di Milano.

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