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2 giugno 2010

American Pie 1: i vermi nella torta, ovvero la prima morte del rock'n'roll


E' il 1955 e siamo tutti al sicuro. Il nostro mondo è basato sul tenere pulita la nostra stanza, nel finire i compiti in tempo e nel tagliare l'erba del prato. La nostra esistenza è fatta di canti di Natale e feste nelle cantine pulite e rimesse a nuovo dei nostri vicini. Non c'è crack, né Aids, nessuna sparatoria tra gang. Ognuno possiede due genitori e nessuno dei due è in terapia.
La TV arriva nelle nostre case con il suo glorioso bianco e nero. Certo esistono anche alcuni pericoli: meglio evitare le spiagge affollate o si può prendere la poliomielite. E occorre ripararsi sotto un tavolo nel caso di bombe atomiche russe e non guardare versò il bagliore. Nel frattempo grosse automobili con motori a otto cilindri ruggiscono per le strade e bravi ragazzi con le mani pulite fremono in attesa degli appuntamenti con ragazze che devono rientrare a casa per le undici. Ragazze che aspirano segretamente a sedere al fianco degli hot rodders, bruciagomme, giù per la Sunrise Highway. In pochi anni tutti avranno una bella casa, tagliaerba e station wagon sempre più potenti e compreranno dischi di Perry Como per le feste da ballo dei loro figli. Saremo ancora al sicuro.

Nei tardi anni Cinquanta una catena di eventi tragici sembrò decretare la fine del rock'n'roll. Alcuni dei suoi più grandi
protagonisti erano deceduti, e spesso non per loro volontaria ed entusiastica scelta.

Nel 1957 Little Richard, a bordo di un aeroplano in avaria in volo da qualche parte nel cielo sopra l'Australia, ebbe una visione dell'apocalisse e promise che sisarebbe ravveduto e sarebbe filato dritto se il Signore avesse riportato a terra quel dannato aereo senza alcun danno. Dio sembrò ascoltare la sua preghiera e così Little Richard entrò in un seminario e venne infine ordinato ministro della Chiesa dei Santi del Settimo Giorno.
Un'altra versione della "conversione" di Richard racconta che, durante un giro dell'Australia, nel 1959, vide lo Sputnik lampeggiare per i cieli e lo interpretò come un ammonimento divino ad abbandonare i suoi modi peccaminosi. Perciò, per non essere condannato all'inferno, Little Richard gettò via anelli e giacche dorate di lamé e scomparve dalla scena rock sino alla metà degli anni Sessanta, quando diventò segretario dell' Oakwood College di Huntsville, Alabama.
Richard era stato il primo cantante di soul a "rubare" la musica sacra, il gospel, per utilizzarlo a fini apertamente commerciali.

Quello stesso anno, all'età di ventidue anni, Jerry Lee Lewis sposò la sua cugina tredicenne prima che il divorzio dalla sua
seconda moglie fosse sancito dalla legge; quando la notizia venne allo scoperto, nel 1958, la sua carriera sembrò concludersi tanto spettacolarmente quanto era iniziata, anche se, da allora, il "killer" è sopravvissuto come una sorta di Lazzaro,
utilizzando le sue capacità country in quelle occasioni dove non poteva cavarsela soltanto con il rock'n'roll.

Nel 1958, Elvis Presley andò nell'esercito, e dopo la morte della madre, Gladys, iniziò un protratto ritiro dal mondo che si concluse solo con la sua morte, nel 1977.

Nel 1959 Buddy Holly, assieme a Ritchie Valens e a Big Bopper, morì in un disastro aereo; la sua presenza, da allora,
come vedremo, non abbandonò mai il rock'n'roll.
Alla fine di quell'anno, in uno dei più ripugnanti capitoli della giustizia razzista statunitense, Chuck Berry venne distrutto da un'accusa che riguardava la sua moralità. Così come era già successo a un altro importante uomo di spettacolo, Charlie Chaplin, fu processato per una trasgressione al Mann Act (legge sulla violenza carnale ai minori). Al contrario di Chaplin, fu riconosciuto colpevole dopo un processo durato più di due anni e venne condannato a due anni di carcere. Anche se Berry non smise mai di dichiararsi innocente, l'episodio rovinò il suo matrimonio e mise in grave pericolo la sua carriera.

Nel 1959 iniziarono anche una serie di indagini governative sollecitate dagli editori musicali - un settore dell'industria decisamente terrorizzato dall'ascesa del rock'n'roll, che ave-va, in molti modi, scosso vecchie consuetudini e attentato alla loro avidità. Queste inchieste vennero ufficialmente avviate con la complicità di alcuni uomini del Congresso e dimostra-rono, per molti aspetti, che la corruzione aveva già iniziato a intaccare la nuova musica. Le case discografiche avevano spesso cercato di essere compiacenti anche con i disc-jockey. Nei. primi anni del rock offrivano loro soldi, prostitute, regali, affinché trasmettessero più frequentemente certi dischi alla radio.
Lo scandalo che scoppiò nei primi anni Sessanta, diventato famoso con il nome di payola (bustarella) fu, secondo molti storici del rock, un tentativo intenzionale di eliminare dall'etere la nuova musica giovanile.
Lo scandalo distrusse la carriera del pioniere del rock, il dj Alan Freed, che fu arrestato per corruzione nel 1960 e nel 1964 e morì poco dopo, umiliato e in disgrazia, mentre altri dj non-rock riuscirono a farla franca.

In risposta alle investigazioni, nuovi zeloti religiosi continuarono la loro pratica di distruzione dei dischi con rinnovato vigore - un rituale pubblico che era iniziato, su, scala nazionale, con l'ascesa di Elvis Presley nel 1956. Se l'intenzione degli uomini del Congresso era quella di ripulire l'industria della musica da certe pratiche di affari, il risultato più immediato fu comunque un inaridimento della musica più vitale, che diede il via a una nuova era di idoli prefabbricati, destinati ai teenager e graditi ai genitori. Dove una volta c'tra stato Elvis Presley, adesso c'era Ricky Nelson. Dove una volta c'era stato Buddy Holly, ora c'era Bobby Vinton. Dove una volta c'era stato Alan Freed e il suo Moondog Rock 'n' Roll Party ora c'erano Dick Clark e il suo American Bandstand.
E così, in qualche modo, tutti questi eventi - gli scandali, la nascita del primo muzak e la morte di molti musicisti di rock'n'roll - amplificati dai media e accolti con soddisfazione da molti adulti, significarono la prima morte del rock'n'roll. Per la prima volta il fenomeno culturale iniziato da Presley nel 1956 fu vigorosamente attaccato dall'America della middle class bianca, che intendeva ostacolarne la diffusione o, almeno, rallentarne considerevolmente la crescita. Le morti di alcuni dei più celebri campioni della nuova musica si rivelarono dunque propizie ai loro occhi e permisero la nascita di campagne informali di aggressione e propaganda: il rock'n'roll era ormai diventato un fenomeno sgradevole e imbarazzante e la sua "morte" venne ben accolta.
Ma per quelli che avevano creduto sinceramente in questa musica, coloro che l'avevano amata senza esitazioni, la prima morte del rock'n'roll significò la fine di un'era.
Il rock'n'roll aveva perso irrimediabilmente la propria vitalità, la cruda energia dei suoi inizi, si era trasformato da un'immediata celebrazione tribale in una cinica e distaccata sofisticazione.

Per altri ancora il rock'n'roll morì con Buddy Holly. In effetti la sua morte fu uno degli eventi più sentiti dell'epoca a livello emozionale e la prima (dopo quella di Johnny Ace) a essere destinata al mito e alla saer lizzazione. Come la morte di Ace, anche quella di Holly provocò un diluvio di tributi, tra cui la celebre Three Stars di Tommj Dee, e il consueto catalogo di ironie e macabre coincidenze: l'ultimo successo di Holly, prima della sua morte, era stato It Doesn't Matter Anymore. Ed Eddie Cochran, un anno prima della sua scomparsa, registrò una versione dello stesso brano... La morte di Buddy Holly lasciò un vuoto incolmabile tanto che la sua immagine riapparve, come una misteriosa, e quasi beffarda, icona all'epoca delle due. succesive morti del rock'n'roll, nel 1970 e nel 1977. La figura. di Holly divenne il motivo centrale della celebre canzone di Don McLean, American Pie (1971), che dichiarò i tardi anni Cinquanta e i primi anni Settanta come "il giorno in cui la musica morì".
Ma la prima morte del rock'n'roll non fu, fortunatamente, una morte definitiva: nel giro di pochi anni il rock'n'roll risorse trionfante, grazie agli sforzi di quella the fino ad allora era stata considerata una colonia culturale dell'America, la Gran Bretagna. Questa nuova incarnazione espresse una musica più ricca e matura, e alla fine, intorno al 1967, diede alla luce una sua propria cultura, chiamata semplicemente "rock".