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Violent Silence "S/T" (Record Heaven Music/Musea-2003)

Sotto certi aspetti non pochi musicisti provenienti dalla scena musicale scandinava hanno dato dimostrazione di avere una particolare predisposizione verso la trasposizione in musica dei propri tormenti esistenziali, quindi all'ascolto di quest'esordio degli svedesi Violent Silence non ci si stupisce più di tanto della tristezza e malinconia diffusa un pò per tutta la durata del disco. Magari alcuni potrebbero accusare manierismo queste dimostrazioni di spleen nordico e, ad essere sinceri, anch'io durante i primi ascolti di Violent Silence ho avuto le mie perplessità... fino a quando mi sono reso conto di avere in mano un cd abbastanza speciale. Tralasciamo la brutta copertina e concentriamoci sul disco: nove canzoni e un brano strumentale si dipanano in maniera piuttosto convincente su un tessuto musicale di complessa lettura e dal fascino imperscrutabile, arricchito di quel senso di contaminazione che unisce culture differenti (occidente e oriente) in un'unica sintesi di discreta originalità. Su una base ritmica solida ed efficace, formata dal batterista Johan Hedman e dal bassista francese Phillip Bastin, l'epicentro creativo dell'intera opera è rappresentato dalla tastierista Hannes Ljunghall che, intelligentemente, è riuscita ad elaborare con una certa abilità le sonorità delle sue tastiere fino a renderle costantemente vicine a strumenti percussivi ed esotici come il vibrafono o la marimba. A completare il tutto c'è Bruno Edling, un vocalist triste e affranto dalla voce calda, melodiosa e un tantino zuccherosa: la sua non è una performance d'altissimo livello, ancorchè accettabile... fortunatamente i Violent Silence hanno dalla loro un' immediatezza d'intenti che può risultare ben gradita anche al cultore del rock indipendente ed alternativo più attuale, mentre la sofisticata miscela rock-esotismo-jazz riesce a stimolare piacevolmente i neuroni senza risultare invadente né stancante.

© 2003 Giovanni Carta - per gentile concessione dell'autore

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