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La cover del fumetto
© DC Comics 2006




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LA LEGGENDA DEI GUARDIANI

Lo dicono i cartoonist, lo ammettono i cinefili, e gli amanti dei fumetti sono più che d’accordo: fare un film tratto da certi fumetti è un’impresa. È il caso, ad esempio, di Watchmen, la miniserie di Alan Moore e Dave Gibbons che alla fine degli anni' 80 ha rilanciato i super-eroi Made in Usa in cima alle classifiche di vendita, ponendo le basi per un successo che dura ancora oggi.
Un po’ omaggio agli eroi della golden age, decostruiti e ricostruiti in un frullato di citazioni colte, un po’ parodia feroce di un topos narrativo anacronistico, un po’ operetta morale, “Watchmen” raccontava in 12 numeri la caduta e la risurrezione di un gruppo di super-eroi che sembravano usciti da un romanzo di Chuck Pahlaniuk: un vigilante fascista con l’hobby dello stupro, un semidio anaffettivo, uno psicopatico mascherato con il mito della legge e dell’ordine, un miliardario imbolsito dotato di un invidiabile arsenale tecnologico. E, sullo sfondo, una minaccia da sventare ad ogni costo: quella di un conflitto nucleare fra superpotenze. Sotto le mani di Moore e Gibbone, questo canovaccio si era frantumato in un’opera seminale fitta di riferimenti “alti” e “bassi”: la fantascienza ucronica di Philip K. Dick e le strip pulp della EC e della Warren, lo scandalo Watergate e il cinema catastrofico anni '70, le vite parallele di Plutarco e la mistica hard-boiled di Raymond Chandler. Il risultato finale era un malloppazzo incandescente da oltre 400 pagine. Impegnativo da leggere. E quasi impossibile da tradurre in film. Almeno a giudicare da quello che è successo a Hollywood negli ultimi tre lustri.

Una saga lunga oltre 15 anni

La storia cinematografica di Watchmen comincia con il successo planetario del primo “Batman” di Tim Burton. Il pipistrellone piomba al cinema nel 1989, sull’onda del successo di comic book “difficili” come “Il Ritorno del Cavaliere Oscuro” di Frank Miller e “The Killing Joke” di Alan Moore e Brian Bolland. La “Batmania” dilaga. Gli incassi pure. Perché, allora, non ripetere l’esperimento con il grandioso affresco supereroistico concepito dallo stesso Moore? A coltivare questa brillante intuizione sono Joel Silver e Larry Gordon, produttori di successi 20th Century Fox come “Arma letale” (1987) e “Die Hard” (1988). Che, acquistati i diritti del film mettono subito al lavoro sulla sceneggiatura lo stesso sceneggiatore di “Batman”, Sam Hamm. Moore, solitamente laconico, arriva a rilasciare dichiarazioni entusiastiche al magazine “Comics Interview”: “Ho una grande fiducia in coloro che stanno realizzando il film di "Watchmen". Sam Hamm è un eccellente sceneggiatore… dunque, penso che ci siano buone possibilità che ne venga fuori un prodotto apprezzabile. Ho parlato con Sam, è venuto a Northampton e siamo andati a pranzo insieme. Mi fido ciecamente di lui. So che farà il possibile per rendere il suo film il più simile possibile al fumetto. Credo che apprezzi molto l’originale e non posso certo pretendere di meglio. Sono proprio curioso di sapere cosa ne verrà fuori”. A conforto di queste ottimistiche dichiarazioni, la sceneggiatura di Hamm passa il vaglio della Fox, che per la regia propone l’ex Monthy Python Terry Gilliam, rivelatosi al pubblico con “Brazil” (1985) e grande fan della miniserie. Ma proprio quando tutti i pezzi stanno per andare a posto, la Fox stacca la spina al progetto per la difficoltà di adattare la sceneggiatura a un budget accettabile. Watchmen resta nel limbo fino alla fine degli Anni 90, complice la decadenza dei super-eroi in celluloide. Batman, sotto la guida di Joel Schumacher, passa dai piani alti del box-office ai “Razzie”, gli Oscar per i film più brutti. Il “Superman” di Tim Burton brucia milioni di dollari di preproduzione, e poi scompare dai radar. Lo “Spider-Man” di Jim Cameron non riesce a decollare: troppo complesso da realizzare. Intanto, Silver e Gordon vanno ognuno per la sua strada. Ma Gordon non ha ancora abbandonato l’idea di trasportare sul grande schermo la saga di Moore e Gibbons. E tiene duro fino all’inizio del nuovo millennio, e al grande rilancio cinematografico degli eroi in calzamaglia. Così, i “Guardiani” tornano in pista.

“Quis custodiet ipsos custodes?”

Dieci anni dopo la stesura, la sceneggiatura di Sam Hamm suona irrimediabilmente datata. Gordon e il suo nuovo sodale Lloyd Levin contattano l’esperto David Hayter (“X-Men”, “X2”) affinché la riscriva ex novo. Dopo cinque anni di duro lavoro, nel 2003, la sceneggiatura arriva inopinatamente sul Web. Il giudizio dei fan è unanime: come riporta Stax su Ign Reviews, “David Hayter ha ottenuto quello che gran parte dei fan ritenevano impossibile: riuscire a scrivere un’adattamento fedele e divertente di un’opera universalmente considerata il miglior fumetto supereroistico di sempre”. Ma mentre i fan gioiscono, le peripezie produttive della pellicola continuano: partito dai Revolution Studios, il progetto approda alla Paramount, che, dopo qualche tentennamento su Darren Aronofski, (“Requiem for a dream”), affida il progetto a Paul Greengrass (Bloody Sunday, “The Bourne Sujpremacy”). Sembra fatta, tanto che il regista inaugura una sorta di “Diario di produzione” formato Web per aggiornare i lettori su cast, lavorazione e quant’altro. Ma dall’estate del 2005, il sito viene oscurato, e Watchmen, per ragioni altrettanto oscure scompare dai listini della Paramount. Il resto è storia recente: il ritorno di fiamma della Warner Bros. per le property DC Comics, il passaggio di Levin e Gordon alla Casa madre, le dichiarazioni ottimistiche di Hayter, che coccola la sua sceneggiatura perché “Nessuno più di me vuole che Watchmen esca bene da questa storia”. Il resto è tutto da vedere. E dalla nostra postazione, controlleremo i controllori.

© 2006 Andrea Voglino - per gentile concessione dell'autore

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