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David Fincher sul set di “Fight Club” – copyright 20th Century Fox 1999



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Uno degli agghiaccianti crittogrammi di Zodiaco – da Crimelibrary.com


 
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SOTTO IL SEGNO DEL TERRORE

ADORO UCCIDERE LA GENTE PERCHE’ E’ DAVVERO DIVERTENTE E’ MOLTO MEGLIO CHE ANDARE A CACCIA NELLA FORRESTA PERCHE’ L’UOMO E’ L’ANIMALE PIU’ PERICOLOSO DA UCCIDERE QUALCOSA CHE DA’ L’ESPERENZA PIU’ BRIVIDOSA CHE ESISTA ANCHE MEGLIO CHE FARSI DELLE STORIE CON UNA SQUINZIA LA COSA MIGLIORE E’ CHE QUANDO MORIRO’ RINASCERO’ IN PARADICO E TUTTI LI CHE HO AMMAZZATO DIVENTERANNO MIEI SCHIAVI NON VI RIVELO IL MIO NOME PERCHE’ TENTERESTE DI FERMAMI E INTERROMPERE LA MIA COLLEZIONE DI SCHIAVI PER LA MIA NUOVA VITA NELL’ALDILA’

Parole dure, quelle dell’odierno incipit di Prossim@mente. Soprattutto perché autentiche, dalla prima all’ultima sillaba, dal primo all’ultimo refuso. Il gradevole corsivo che avete appena letto, infatti, è una delle tante gemme rosso sangue incastonate in Crimelibrary.com, bel sito Made in Usa su serial killer e dintorni. E traduce in maniera più o meno letterale una missiva spedita l’8 agosto 1969 al quotidiano San Francisco Chronicle dal sedicente Zodiaco. Un bel tipetto di psicopatico responsabile di una striscia di massacri consumati nell’area di Frisco fra il 1969 e il 1978. Come tutti gli assassini seriali da Jack lo Squartatore in poi, Zodiaco aveva le sue manie. Per cominciare, ce l’aveva soprattutto con le coppiette. Poi, come da cappello introduttivo, adorava giocare a rimpiattino con i detective, costante oggetto di sardoniche e deliranti missive cifrate. Last but not least, sembrava un po’ un supercriminale da fumetto: lo dimostrano il nom de plume con cui amava firmare le proprie imprese, ma anche le testimonianze di alcune vittime miracolosamente scampate al massacro, tutte concordi nel dichiarare di essersi trovate di fronte “Una figura incappucciata, vestita con una felpa nera decorata con una grosse croce celtica”. Rapido, crudele, e inafferrabile, Zodiaco colpì due, cinque, dieci volte, ingrossando la sua schiera di “schiavi per l’aldilà” e beffando i tutori della legge. Nella terra delle opportunità, un tipo così non poteva certo passare inosservato. E infatti, ha al suo attivo un paio di vendutissimi “instant books” firmati da Robert Graysmith, lo stesso narratore che ha ispirato il misconosciuto AutoFocus (2002) di Paul Schrader. E, ça va sans dire, almeno un paio di pellicole importanti. Una in archivio, e una in arrivo.

Io, Smith e Wesson…

Il primo film della serie, nel suo piccolo, è un film fondamentale per molti motivi. Non da ultimo, quello di aver consacrato la coppia d’oro del cinema macho Anni Settanta, quella formata da Don Siegel e Clint Eastwood. I due si erano incontrati nel 1968 sul set di L’uomo dalla cravatta di cuoio, e avevano scoperto di avere molti interessi in comune: tra questi, un cinismo da fare invidia a Tarantino, il mito un po’ nicciano un po’ tex-mex del superuomo, e una passione quasi erotica per le armi da fuoco. Logico che due così, cinematograficamente parlando, fossero destinati a combinarne di cotte e di crude. E infatti, ispirandosi alle gesta di Zodiaco, crearono il primo episodio di una delle saghe poliziottesche più amate e discusse della storia del cinema: quella di Dirty Harry, meglio noto come l’Ispettore Callaghan. Al centro del film, l’ormai leggendario Ispettore Callaghan, il caso Scorpio è tuo (1971), la lotta senza quartiere fra uno sbirro dai modi spicci e un killer efferato sempre pronto a seminare il panico e ad amplificarlo usando come grancassa i mass media. Ovviamente, nella pellicola della premiata ditta “Siegel & Eastwood”, l’happy ending era garantito, tanto da assicurare al granitico ispettore altri quattro sequel di successo. Nella realtà, invece, le cose andarono diversamente: L’inafferrabile Zodiaco scomparve nel 1978 senza lasciare traccia. E l’unico a pagare per le sue malefatte fu il povero Andrew Robinson, che aveva prestato ghigno e sguardo allucinato allo Scorpio hollywoodiano: subissato dalla voglia di giustizia sommaria scatenata da Harry Callaghan e dai suoi tanti epigoni, fu costretto a ritirarsi dalle scene per un sabbatico concluso solo di recente. Ma il tempo, si sa, lenisce tutte le ferite. Così, ora che Zodiaco è solo un ricordo lontano, le sue quotazioni cinematografiche sono tornate a impennarsi prepotentemente. E a riscrivere la sua storia per i cinefili del nuovo millennio sarà un vero intenditore di psicopatici, schizzati e maniaci in generale. 

Fincher c’è vita c’è speranza

La notizia, pubblicata su “Variety” alla fine di gennaio e poi rimbalzata a più riprese su tutte le riviste virtuali di cinema , da “Empire Online” a “Cinescape”, da “The Movie Blog” alla nostrana “Castlerock.it” è di quelle da segnare sull’agenda: la Warner Bros. e la Paramount Pictures hanno avviato la produzione di un thriller ispirato alle gesta di Zodiaco. E a dirigerlo potrebbe essere il “cultissimo” David Fincher. “La pellicola”, spiega la blasonata rivista dedicata alla settima arte, “racconterà gli sforzi ossessivi di tre individui tesi ad assicurare Zodiaco alla giustizia, e alle terribili conseguenze che quest’impresa ha sulle loro vite”. Per ora, a parte questo e una sceneggiatura firmata dal James Vanderbilt di Basic (2003), non c’è altro. E conoscendo i precedenti di Fincher, prima di cominciare a sbavare c’è da andarci con i piedi di piombo. Lo scoppiettante regista di Denver, Colorado, ha abituato i suoi fan alle emozioni forti, facendosi le ossa alla ILM di George Lucas per poi stupire il pubblico con tonnellate di video e spot baciati dal successo, da “Express Yourself” di Madonna ai tanti commercial firmati per Grandi firme come Coca-Cola e Levi’s. Ma al cinema, Fincher si è dimostrato discontinuo: e se Se7en (1995) e Panic Room (2002) sono andati benino, ma non benissimo, Alien 3 (1992), The Game – Nessuna regola (1997) e soprattutto lo spericolatissimo Fight Club (1999) sono stati un vero disastro. Di più: negli ultimi anni, lo sfortunato Fincher ha rifiutato pellicole attesissime come Prova a prendermi (2002) e Batman Begins (2005), ripiegando su progetti lungamente accarezzati e poi abortiti come Dalia Nera, ispirato all’omonimo romanzo di James Ellroy, e The Curious Case of Benjamin Button, ispirato a un surreale racconto di Francis Scott Fitzgerald e trombato per un preventivo intorno ai 150 milioni di dollari. Ma proprio come l’inafferrabile Zodiaco, l’ex giovane promessa di Hollywood ha dimostrato di essere un personaggio tanto crudele quanto creativo, perfettamente a suo agio nelle trame più oscure e complicate: perciò, sul suo ultimo “esercizio di stile” vale la pena di continuare ad indagare. Alla prossima.

© 2005 Andrea Voglino - per gentile concessione dell'autore

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